Mio figlio non piange davanti scuola e ne sono fiera.

Devi piangere

Qualche giorno fa una mamma mi ha contattato esponendomi una problematica molto interessante. 

La mamma in questione, era super preoccupata perché l'educatrice dell'asilo di sua figlia le ha manifestato un' anomalia nel non pianto della piccola; durante l'inserimento nel gruppo classe. 

Tralasciamo il fatto che si tratti dell'inserimento, perché non è un dato rilevante cerchiamo di sviluppare la questione offrendo a tutti i genitori che si ritrovano nella medesima situazione dei dati pedagogici concreti. 

Il pianto è una forma di comunicazione che i bambini usano per esprimersi dal momento che vengono al mondo. I bambini,  utilizzano il pianto per far comprendere alla madre i propri bisogni.

Il pianto cambia in base ai bisogni e alle esigenze del piccolo. Ogni madre riesce a differenziare il pianto del proprio bimbo da quando a fame, a quando vuol esser preso in braccio a quando vuol esser cambiato. 

Quindi, tutto ciò è una questione molto seria che non dev'essere sottovalutata. Con il pianto i bambini parlano e comunicano. E' attraverso questa manifestazione esplicita che i bambini esprimono ciò che è difficile trasmettere a parole. 

I bambini acquisiscono il linguaggio con fatica e hanno bisogno di un periodo temporale adeguato per poter assimilare e fare proprie le parole. Per un bambino è più facile che quando provi una sensazione negativa la manifesti attraverso il pianto. Siamo noi adulti che dobbiamo insegnargli a dare un nome alle cose che ancora non conoscono.

Nel caso specifico l'anomalia riscontrata dall'educatrice è priva di fondamento. I bambini non devono piangere quando vengono affidati all'asilo o alla scuola. I  bambini quando sono sereni, tranquilli, accolti e vanno con piacere in un altro luogo al di fuori della propria casa; è un elemento estremamente positivo ciò significa che le maestre e la famiglia stanno facendo un ottimo lavoro. 

Un bambino piange davanti a scuola quando fa difficoltà a staccarsi dalla figura di riferimento, ha paura di esser abbandonato quindi ciò significa che qualcosa nella relazione dev'essere rivisto. Oppure un bambino piange dinnanzi l'istituto per esprimere un malessere che vive a scuola con la maestra o con i compagni. 

L'asilo così come la scuola sono delle palestre di vita e formano l'identità dei bambini. Ecco perché è davvero inutile creare allarmismi lì dove non c'è realmente e oggettivamente bisogno. 

Non capisco il concetto anti- pedagogico di decidere per gli altri cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Gli adulti sanno come bisogna comportarsi, come bisogna manifestare i sentimenti e sanno sempre quali sono le cose normale e le cose anormali. 

Io lavoro ogni giorno con i bambini e mi chiedo tutti i giorni cos'è  normale e cosa è anormale ? La risposta esce fuori dai bambini. 

Iniziamo a comunicare con i genitori in modo professionale senza soffermarci su fatti insulsi. 

Concludo tranquillizzando tutti i genitori che hanno ricevuto dalle maestre o dagli educatori delle annotazioni allarmanti sul non pianto dei propri figli quando vengono affidati all'istituzione scolastica. Per voi cari genitori, questo dev'essere un motivo di vanto e di orgoglio ; i vostri bambini sono sereni. 

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Dr.ssa Antonella Manfredi